Ti trovi in: Home » News » Il carrozziere? Ora è donna
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Il carrozziere? Ora è donna

Sempre più donne scelgono di lavorare in campi considerati di dominio esclusivamente maschile. Ma non mancano i clienti scettici

In Italia sono oltre 700 le donne carrozziere e meccaniche. In Lombardia i carrozzieri e i meccanici donna sono 70 ovvero l'1,1% del totale. Myriam, Samuela e Luigina mandano avanti l'officina di famiglia. Riparano sfregi e ammaccature, personalizzano camion, auto e motorini. In Italia sempre più donne scelgono di lavorare in campi considerati di dominio esclusivamente maschile.

A segnalare la scalata rosa alla chiave inglese o all'apparecchio di precisione è stato un'elaborazione dell'Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese: Italia ci sono 1.800 camioniste, 400 elettriciste, 1.100 tappezziere, 2.300 fabbri, 700 meccanici, 140 idraulici, 300 falegname e oltre 300 calzolaie.

Ma come accade che una donna scelga un mestiere maschile? Flora, ad esempio, titolare di un'officina di autoriparazioni di Roma, si è trovata 12 anni fa a dover imparare in fretta il mestiere alla morte del marito. "Io che avevo un diploma di liceo scientifico sono tornata a scuola ho preso il titolo all'Ipsia e ho frequentato tutti i corsi per poter gestire un'autofficina".



"Ma all'inizio - ricorda - la reazione era sempre la stessa: "Che ci vuoi capire tu di carrozzeria e di motore, che sei donna?" ". "Ora dirigo 7 uomini, che fanno quello che dico io - dice con orgoglio la signora Flora - e che sanno che se non fanno bene il loro mestiere, mi metto la tuta, carteggio io e faccio vedere loro come si fa".

Scene così sono all'ordine del giorno anche in un'altra carrozzeria. Perché a mandare avanti l'officina ci sono Luigina, Myriam e Samuela, tre donne. Una mamma con le sue due figlie che, un po' per caso, un po' per necessità, hanno imparato e continuato un lavoro "da uomini", un impiego che ogni giorno le mette di fronte a pregiudizi e luoghi comuni.

"Ormai ci siamo abituate - racconta Myriam - ci sono dei limiti che alcune persone non riescono a superare. Lo abbiamo capito e abbiamo messo in conto: una parte della nostra giornata deve essere spesa per convincere i clienti scettici. È così difficile credere che questo lavoro può essere fatto anche da una donna?".

Anche Anna, titolare di un'Azienda di Fontenuova, vicino Roma, che produce componenti di termoidraulica e rubinetteria, si è trovata a lavorare in un campo molto maschile: quello della meccanica. "Alla morte di mio padre nel 2000 mi sono trovata con i miei fratelli a gestire l'azienda e nel 2004 ho dovuto scegliere se continuare da sola o chiudere. E ho scelto di continuare".

All'inizio non è stato facile. "Al primo impatto, quando mi sono trovata ad avere a che fare con colleghi uomini, sono stata magari guardata con diffidenza ed "esaminata" attentamente. Ma poi, andando avanti, è venuta fuori la mia forza e sono emerse le mie qualità, e ora non sento difficoltà nei confronti degli imprenditori uomini".

La forza di Anna è testimoniata anche dal fatto che nella sua azienda, in questi due anni di crisi, nessuno dei 14 dipendenti è stato licenziato o messo in cassa integrazione. "Bisogna crederci - dice Anna, che è anche rappresentante Cna nel comitato per l'imprenditoria femminile in Camera di commercio - bisogna affrontare anche i momenti difficili guardandoli in faccia con sincerità. Fare impresa - conclude - non è né maschile né femminile, ma è molto impegnativo".

E che la vita, per le donne che scelgono di fare un mestiere da uomo, non sia sempre facile lo testimonia il caso delle donne descritte in precedenza, Myriam, Samuela e Luigina (la mamma) che alla morte del capofamiglia decidono di mandare avanti la carrozzeria.

Si mettono di buona lena a riparare graffi e ammaccature, a verniciare auto e a personalizzare caschi, camion e motorini, grazie anche a una bella vena artistica e a una grande sapienza con l'aerografo. Ma l'azienda, come spiega Luigina, "è sopravvissuta due anni, poi abbiamo dovuto chiudere".

Il motivo sta soprattutto "nella mentalità chiusa delle persone che non capiscono come una donna possa fare altrettanto bene un lavoro da uomo".

I clienti non arrivavano, insomma, ed erano ancora troppo scettici sulle capacità delle donne.

"Le mie figlie sono bravissime - dice con orgoglio Luigina - eppure i clienti uomini stanno a guardare il puntino o il granello, tanto per fare una critica. E alle donne - dice sconsolata - non basta dimostrare di essere brave 4 volte gli uomini per conquistarsi uno spazio nel mondo del lavoro".

Chiedi informazioni Stampa la pagina